Ti sei mai chiesto da dove viene il giudizio?
Quando giudichi qualcosa o qualcuno senza aver approfondito la conoscenza, senza sapere cosa o chi hai veramente davanti, cosa stai facendo?
Chi è che parla, chi è che giudica?
Chieditelo per un attimo, prima di proseguire la lettura.
È forse la tua mente?
Ma cos’è la mente?
La mente contiene un programma, un condizionamento.
Che programma c’è nella tua mente?
È un programma, un condizionamento che hai scelto di adottare o che ti è stato passato?
Oppure ci sei nato con quel pensiero?
Chi è che ti ha passato il programma, in entrambi i casi?
Chieditelo per un attimo, prima di proseguire la lettura.
Esiste un condizionamento genetico molto difficile da scardinare, perché è scritto nel tuo DNA; un condizionamento che ti viene passato attraverso le cellule, i geni e che deriva dalle esperienze dei tuoi avi.
E poi esiste un condizionamento che ricevi attraverso l’esperienza che fai nel grembo materno, durante la nascita, nelle prime sei ore di vita e fino ai primi sei anni.
Questo è il condizionamento primario, molto difficile da sciogliere; se consapevolizzato attraverso un percorso individuale di crescita, tuttavia, può essere gestito.
Ma torniamo al giudizio: chi è che giudica attraverso la tua mente?
Ovviamente tu, ma quale parte di te?
La parte di te condizionata.
Quella parte che ha sperimentato che certe situazioni fanno male, che certi tipi di persone fanno soffrire, ma soprattutto quella parte che tante volte si è sentita giudicata – a torto o a ragione – durante la sua fase più innocente, quando l’unico pensiero era essere te stesso e sperimentare e conoscere la vita.
Un’innocenza persa subito per seguire l’eco continuo di un mondo adulto impaurito, schiacciato, infelice, frustrato, amareggiato.
Certo, tutto detto per il nostro bene… ma anche no.
Sentirsi dire “sei un buono a nulla”, “zitto che sei solo un bambino”, “se piangi sei una femminuccia”, “sei debole”, “non vali nulla”, ti ha ferito…
Non importa se sono stati i tuoi genitori, i tuoi fratelli e sorelle, i tuoi nonni, zii o cugini, o gli insegnanti e compagni di classe.
Non importa neppure se te l’hanno detto direttamente o se è una cosa che hai sentito dire ad altri a te vicini.
La tua mente ha registrato tutto e anche da adulto continua a far girare lo stesso disco, giorno dopo giorno, all’infinito, in una sorta di loop atemporale dove solo quel giudizio conta (a livello inconscio).
E allora continui a sentirti giudicato per le stesse cose da chiunque, anche se ciò non era nelle intenzioni dell’altro.
Oppure sei tu a giudicare tutti, con le stesse identiche parole che ti venivano sempre dette.
Ma come?
Chieditelo per un attimo, prima di proseguire la lettura.
Quelle parole ti hanno fatto e ti fanno ancora molto male.
Eppure, continui a sentirle nella tua testa o da altri, e ad usarle, creando dolore a tua volta, magari ai tuoi stessi figli, perpetuando all’infinito questo disagio, tramandando questo malessere, questa umiliazione, mantenendo vivo questo loop e avendo cura che venga tramandato di generazione in generazione.
È questo che veramente vuoi?
Essere ricordato dalle generazioni future come il portatore di questo seme?
Ti rendi conto che ogni giudizio che esprimi è lo stesso giudizio che riservi a te stesso o che altri ti hanno dato facendoti credere che sia proprio così?
Che cosa pensi di fare, allora?
Vuoi svegliarti da questo incubo che vivi ogni giorno?
Chieditelo per un attimo, prima di proseguire la lettura.
E poi prova a fare questi esercizi.
1. Prima di giudicare l’altro, approfondiscine la conoscenza: potrebbe stupirti notare quanto sia uguale a te.
2. Prima di giudicare qualcosa, provala e comprendila: potrebbe stupirti renderti conto che invece era proprio ciò che aspettavi dalla vita.
3. Se hai giudicato l’altro riconoscendolo solo in un secondo momento, chiediti se questa cosa che giudichi ce l’hai anche tu…
Nooooo! – dirà la tua mente.
Ovviamente…
Ma tu sii onesto fino in fondo, non raccontartela.
Il fatto è che non puoi riconoscere nulla nell’altro se tu non ce l’hai.
Pensi che quella persona sia fredda?
Chiediti, sono mai freddo con gli altri?
C’è almeno una persona nella mia vita che tratto freddamente?
La risposta, se sei integro, ti sorprenderà.
Ricordati: RICONOSCIAMO SOLO CIÒ CHE CI APPARTIENE.
Se lo comprendi, è meglio che chiedi scusa all’altro e in questo modo comincerai a chiedere scusa anche a te stesso.
4. Se riconosci di avere la stessa caratteristica che giudichi nell’altro, cosa ne pensi di cominciare a lavorare su di te per migliorare quell’aspetto che tanto giudichi e che ora sai che ti appartiene?
Forse, se te ne liberi, non avrai più bisogno di attrarre a te persone che ogni giorno ti ricordano proprio quell’aspetto di te.
Sì, l’altro è sempre di fronte a te PER FARTI DA SPECCHIO.
Se non ti piace quello che vedi nello specchio, non serve romperlo o coprirlo.
Il mondo è pieno di specchi!
Comincia invece con il prenderti la responsabilità di cambiare in te ciò che non ti piace vedere nello specchio.
Lo specchio non ha colpe, riflette soltanto.
Quando guarderai nello specchio e vedrai solo bellezza, allora il giudizio non ti apparterrà più.
Avrà lasciato il posto a un essere umano consapevole che ognuno è diverso e che ogni diversità va rispettata e onorata.
E sai cosa accadrà?
Che la vita sarà bellissima, dentro e tutt’intorno a te.

Cristina Pasqualotto