Vi è mai capitato di osservare come diverse persone si comportino all’interno di un labirinto?
– C’è chi segue il suo istinto, non si fa fuorviare da ciò che si trova intorno e, a testa bassa, prosegue, una scelta dopo l’altra, una via dopo l’altra, fino a raggiungere, quasi senza intoppi, l’uscita.
Il focus è l’uscita, al punto che quasi non c’è il “godersi la strada”.
C’è la paura di non essere riconosciuto nel proprio valore.
– C’è chi crede che il labirinto sia tutto, ci sta bene e si diverte, si sofferma in ogni dove, ammira ogni piccolo movimento, impulso, colore, profumo, emozione, ecc. Non ha nessuna intenzione di uscirne.
Il focus è l’esperienza, salvo poi correre freneticamente alla ricerca dell’uscita, nel momento in cui si rende conto che è lì solo, perché tutti gli altri sono già usciti.
C’è la paura della solitudine.
– C’è chi non si cura di scegliere la via, ma solo di piacere a chiunque incroci nel labirinto. Rimanerci od uscirne non ha alcuna importanza.
Il focus è il piacere: se piaccio agli altri allora piaccio anche a me stesso. Non c’è il “godersi la strada”, non c’è l’esperienza.
C’è la paura di essere abbandonato.
– C’è chi concentra tutti i suoi sforzi, scelta dopo scelta, passo dopo passo, nel trovare il centro del labirinto, salvo poi rendersi conto, una volta arrivato, che il centro non è né la fine né il fine.
Il focus è il centro.
C’è la paura di non trovare alcuno scopo nell’esperienza.
– C’è chi percorre le vie del labirinto a tutta velocità con l’unico obiettivo di uscire al più presto da lì, costantemente arrabbiato per il fatto di rendersi conto di girare continuamente in tondo, ma assolutamente incapace di “fermarsi” un attimo per provare, magari, a scegliere una strada diversa.
Il focus è uscire velocemente.
C’è la paura di rimanere intrappolati.
– C’è chi ci sta, senza preoccuparsi di uscire, ma è infelice lì e si rassegna, non-scelta dopo non-scelta.
Il focus è la propria infelicità, al punto da non sapere più che si può uscirne.
C’è la paura del cambiamento, la paura che il “dopo” sia peggio dell’”adesso”.
– C’è chi, godendosi la strada, trova facilmente l’uscita, ma pensa di esserci arrivato troppo presto, di non aver sperimentato abbastanza e, allora, torna indietro.
Il focus è l’esserci.
C’è la paura del vuoto.
– C’è chi arriva molto presto all’uscita e, rendendosi conto che tutti gli altri sono ancora dentro, ha un’esitazione, si chiede se sia giusto andare avanti e uscire.
Il focus è l’altro.
C’è la paura di essere rifiutati.
– C’è chi è già uscito. Aspetta pazientemente che ognuno viva questa esperienza con i propri ritmi e la propria modalità, con l’assoluta fiducia che tutto è perfetto così com’è, che ogni esperienza è unica e irripetibile e, perciò, onorabile, e che ognuno è una diversa manifestazione della stessa Coscienza.
Il focus è l’Osservazione della Vita.
Non c’è paura.

Cristina Pasqualotto